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Kind of Blue

L'arte di Bill Evans e Miles Davis

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Kind of Blue

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Questo sito è dedicato alla memoria dei miei due musicisti preferiti qui ritratti insieme in una serie di foto fatte durante l'incisione del disco Kind of Blue.

Di Miles Davis si sono dati tanti e tali di quei giudizi (sia come uomo che come artista) che stenderne uno definitivo sembra impossibile, però forse (citando Franco Fayenz) "il punto che mette tutti d'accordo è il suono meraviglioso e irripetibile di quella tromba arcana, raggelante e insieme esaltante, che sembra provenire dagli spazi siderali o da abissi di solitudine umana. Forse è la stessa cosa."
Di Bill Evans invece almeno per me, la questione è molto più semplice, è stato sempre un grandissimo musicista con una produzione sempre lucidissima (cosa che non si può sempre dire di Miles), in qualunque formazione abbia suonato la sua presenza discreta ma influentissima allo stesso tempo era uno stimolo per tutti coloro che suonavano con lui a dare il meglio, perché sapevano che il migliore era lì con loro.

Credo sia doveroso citare Franco Fayenz nel suo commento alla musica di Evans: "... ritornò a questa sua musica modernissima, sebbene rispettosa della tonalità e caratterizzata da un'evidente ricorrenza del dato melodico. I suoi attacchi sono quasi sempre dolci e piacevoli, le note del pianoforte sono perlate e sottili; e gli strumenti del trio, la sua formazione preferita, intrecciano le loro voci su un piano di parità. Eppure la musica di Evans, oltre le apparenze. è tutt'altro che facile per la comprensione e la voluta indecisione ritmica, nonché per una sorta di progressiva imprevedibilità. Spesso l'ascoltatore ritiene di essere entrato in sintonia con un certo brano; poi si accorge di aver perduto il filo e deve ricominciare da capo (operazione che raccomando caldamente)...   ...volle suonare fino all'estremo, e suonò sempre bene come sempre, perché per lui la musica e la vita erano la stessa cosa!"

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Tre concetti:

Hegel: "L'Assoluto si manifesta nell'arte come intuizione"

Miles Davis: "Di sicuro ho imparato molto da Bill Evans. Lui suona il piano nel modo in cui dovrebbe essere suonato"

Bill Evans: "Attualmente non sono molto interessato allo Zen, come filosofia, né al partecipare ad altri movimenti. Non pretendo di capirlo. Lo trovo semplicemente rassicurante. E in maniera simile al jazz. Come il jazz, non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l'esperienza. Dev'essere vissuto, perché non sente le parole. Le parole sono i fanciulli della ragione, e quindi, non possono spiegarlo. Queste non possono tradurre il feeling perché non ne sono parte. Ecco perché mi secca quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è. È feeling"

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